E venne chiamata due cuori


(…) Mi spiegò poi come si sviluppava tale capacità. Capitava per esempio che un bambino di due anni desiderasse per sé il sasso legato a una corda con cui vedeva giocare un compagno. Se però tentava di portarglielo via, subito sentiva su di sé lo sguardo di disapprovazione degli adulti. Imparava così che la sua intenzione di appropriarsi senza permesso di qualcosa era nota a tutti, e da tutti giudicata inaccettabile. Quanto al secondo bambino, imparava a condividere le cose e a non attaccarvicisi, e, poiché aveva già avuto modo di divertirsi con il giocattolo e di immagazzinare il ricordo del divertimento, capiva che non era l’oggetto in sé a essere desiderabile, ma la sensazione di felicità che l’oggetto stesso gli procurava. (…)

da "E venne chiamata due cuori" – Marlo Morgan


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